"Al mal d'la Preda" (in dialetto reggiano, "il male della Pietra") è un'espressione locale utilizzata per descrivere una forma di nostalgia o un forte legame affettivo verso la Pietra di Bismantova, imponente rupe situata nel comune di Castelnovo ne' Monti, vicino a Villa Minozzo, nell'Appennino Reggiano.
La Pietra di Bismantova, per i locali semplicemente "La Pietra", è il genius loci dell'Appennino Reggiano, una sagoma materna e inconfondibile che si può scorgere da quasi tutte le parti dell'Appennino, un segnale, un punto di riferimento.
Potremmo quindi definirlo come una sorta di "Mal d'Africa" nostrano o nostalgia dei luoghi natii.
Si dice che chiunque trascorra del tempo sotto l'influenza della Pietra di Bismantova ne rimanga affascinato e senta il bisogno di tornarci.
Il termine è profondamente legato alla cultura rurale e al paesaggio dell'Appennino Tosco-Emiliano, dove la rupe, descritta anche da Dante, è un simbolo geografico e culturale.
È anche associata alle leggende magiche e al fascino misterioso che circonda la Pietra, un luogo ricco di storia, tradizioni e spiritualità (come l'eremo della Madonna della Pietra).
"Al mal d'la Preda" non è una malattia reale, ovviamente, ma una metafora per indicare l'amore per la propria terra e il magnetismo di un luogo unico, un sentimento di appartenenza dato dal fascino unico di una montagna che appare quasi come un altare votivo e alla cui base si è dipanata una lunga storia, come segnala anche la presenza etrusca a Campo Pianelli.
Il fascino misterioso di questa montagna, che richiama turisti da tutta l'Emilia e non solo, parte sin dal suo nome; ad oggi, infatti, non è stata del tutto chiarita l'origine del nome "Pietra di Bismantova".

Il Fascino Infausto della Pietra
Se da un lato, quindi, vi è una attrazione positiva e sentimentale verso questa montagna, percepita come "materna", dall'altro non si può negare il fascino sottile e cupo che molti aspiranti suicidi trovano nella Pietra di Bismantova e nelle sue alte pareti a strapiombo.
È una sorta di eros e thanatos, un impulso di amore e morte che viene esercitato dalla montagna.
Se la Pietra è assurta spesso agli "onori" delle cronache per questi fatti luttuosi, bisogna tuttavia dire che chi la ha scelta per porre fine ai sui giorni le ha riconosciuto un fascino che non è macabro o matrigno, ma forse qualcosa di più legato a un sentimento di assoluto che chi sale sulla sommità spesso prova

L'Interpretazione Personale di un "Abituale Frequentatore"
Per noi che viviamo qui, il "mal d'la Preda" è anche un'altra cosa. È la sensazione di non riuscire a staccarsi completamente da lei. Anche quando si è a casa, in paese, lo sguardo cade inevitabilmente sulla Pietra. Cambia aspetto con le ore del giorno e con le stagioni: si accende di rosso al tramonto, si vela di mistero con la nebbia, si impone maestosa contro il cielo azzurro.
È un punto di riferimento fisico ed emotivo. Ogni escursione, ogni cammino, è un modo per rinnovare questo legame, per sentirsi a casa. Come dice la citazione, per chi è lontano è la nostalgia struggente del proprio paesaggio interiore. Per chi resta, è la consapevolezza di vivere in un luogo unico, carico di una bellezza e di una storia che ti entrano dentro e non ti lasciano più. È, in sintesi, l'anima stessa di questa terra.
Il "mal d'la Preda" è una di quelle espressioni che racchiudono l'anima di un luogo, un sentimento che solo chi è nato e cresciuto all'ombra della Pietra di Bismantova può comprendere fino in fondo.
