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L'architettura delle case nella zona di Bismantova è variata nel corso dei secoli mantenendo però la pietra come materiale da costruzione per eccellenza.
Quando a Bismantova c'era un mare tropicale

La Pietra di Bismantova, imponente monolite calcareo che si erge solitario nell'Appennino Reggiano, non è solo un simbolo paesaggistico e naturalistico, ma anche un prezioso scrigno di testimonianze geologiche e paleontologiche.

Le sue rocce, formatesi milioni di anni fa, custodiscono i resti fossili di un antico mare miocenico, offrendo uno spaccato affascinante sulla vita marina che popolava queste latitudini in un'epoca remota.

Questo articolo esplora la ricca fauna fossile rinvenuta alla Pietra di Bismantova, il contesto geologico della sua formazione e l'importanza delle scoperte per la comprensione del paleoambiente emiliano.

Contesto Geologico e Paleoambientale

La Pietra di Bismantova è costituita principalmente dalla Formazione di Bismantova, in particolare dal Membro della Pietra di Bismantova (unità PAT5), una sequenza di rocce sedimentarie la cui età è stata datata al Miocene, più precisamente tra il Burdigaliano superiore e il Langhiano, circa 15-20 milioni di anni fa.

La roccia predominante è una biocalcarenite, un'arenaria caratterizzata da un'elevata percentuale di frammenti di origine biologica, mescolati a sabbie e cementati da carbonato di calcio. Questa composizione è indicativa di un ambiente marino poco profondo e ad alta energia.

Durante il Miocene medio, l'area dell'attuale Appennino Reggiano era sommersa da un mare tropicale o subtropicale, parte di una vasta piattaforma epicontinentale.

fondale del miocene a bismantova

Le acque erano calde e limpide, con una profondità stimata tra i 20 e i 60 metri, rientrando nella zona fotica dove la luce solare permetteva la proliferazione di alghe e altri organismi fotosintetici.

L'alta energia idrodinamica, dovuta a onde e correnti, è testimoniata dalla natura grossolana della calcarenite e dalla frammentazione dei fossili, spesso trasportati e depositati in accumuli.

Questo periodo corrisponde all'Ottimo Climatico Miocenico, un'epoca caratterizzata da temperature globali significativamente più elevate rispetto a quelle attuali, favorendo lo sviluppo di ecosistemi marini ricchi e diversificati.

La Ricca Fauna Fossile

Le rocce della Pietra di Bismantova hanno restituito un'ampia varietà di fossili, che permettono di ricostruire un ecosistema marino complesso e vibrante.

Tra i gruppi più rappresentati si annoverano elasmobranchi, echinodermi, molluschi e microfossili.

Elasmobranchi (Squali e Razze)

I denti di squalo sono tra i fossili più spettacolari e significativi rinvenuti alla Pietra di Bismantova. Essendo i pesci cartilaginei, solo le parti più resistenti, come i denti, si fossilizzano facilmente. Tra le specie identificate spiccano:

dente di megalodonte

  • Carcharocles megalodon: Denti di questo gigantesco squalo estinto, uno dei predatori più grandi mai esistiti, sono stati ritrovati e sono conservati presso i Musei Civici di Reggio Emilia.
  • Isurus oxyrinchus: Conosciuto come Mako a pinne corte, era uno squalo pelagico comune in queste acque.
  • Carcharodon carcharias: Il grande squalo bianco, sebbene più tipico del Pliocene, è stato citato in contesti miocenici della zona.
  • Alopias: Denti di squali volpe estinti, caratteristici per la loro lunga coda.
  • Carcharhinus: Rappresentanti degli squali del reef, indicativi di ambienti costieri.
  • Hemipristis serra: Uno squalo noto come "snaggletooth", tipico di mari caldi e poco profondi.
  • Chlamydoselachus lawleyi: Un antenato dello squalo dal collare, una specie di squalo primitivo.

Questi ritrovamenti suggeriscono la presenza di un ecosistema marino con una catena alimentare ben sviluppata, dominata da grandi predatori.

megalodonte bismantova

Echinodermi (Ricci di Mare)

I ricci di mare sono molto comuni, sebbene spesso rinvenuti in frammenti (spine, radioli e placche). Tra i generi più frequenti si osservano:

  • Echinolampas: Un genere di ricci di mare irregolari, tipico di ambienti di piattaforma.
  • Clypeaster: Conosciuti come ricci "a scudo" o "dollari di sabbia", caratteristici di fondali sabbiosi.
  • Echinocyamus pusillus: Piccoli ricci di mare, anch'essi indicatori di fondali sabbiosi.

Dente di Squalo Mako

Sono state inoltre identificate Scolicia, tracce fossili (ichnofossili) lasciate dal movimento dei ricci di mare nel sedimento, fornendo preziose informazioni sul comportamento di questi organismi.

Molluschi

I molluschi sono abbondantemente rappresentati, in particolare i bivalvi e i gasteropodi. Tra i bivalvi, sono comuni i Pettinidi (generi Pecten, Chlamys e Flabellipecten) e le Ostree. Spesso si trovano valve disarticolate, suggerendo un trasporto post-mortem in un ambiente ad alta energia. I gasteropodi sono presenti con frammenti di varie specie tipiche di mare basso.

Microfossili e Altri Organismi

La biocalcarenite della Pietra di Bismantova è ricca di microfossili e altri organismi che hanno contribuito alla sua formazione:

  • Foraminiferi: Grandi foraminiferi bentonici come Amphistegina e Heterostegina sono indicatori chiave di climi caldi e acque basse.
  • Briozoi: Molto abbondanti e diversificati, con generi come Cellepora, Retepora e Batopora (es. Batopora rosula). Questi organismi coloniali hanno giocato un ruolo significativo nella costruzione della roccia.
  • Coralli: Sebbene non formino vere e proprie scogliere, sono presenti coralli solitari (es. Flabellum) e piccoli frammenti di colonie, confermando l'ambiente marino caldo.
  • Alghe Coralline: Le alghe rosse calcaree (Rhodophyta) erano prevalenti e hanno agito come importanti produttori di sedimento calcareo e leganti strutturali.

Storia delle Ricerche e Musealizzazione

La Pietra di Bismantova è stata oggetto di studi geologici e paleontologici fin dall'Ottocento.

Figure come il celebre paletnologo reggiano Gaetano Chierici hanno condotto le prime indagini sul sito, sebbene con un focus più archeologico.

Tuttavia, i contributi di paleontologi come Coppi e Mazzetti sono stati fondamentali per la catalogazione delle specie di elasmobranchi e molluschi rinvenuti nel Modenese e Reggiano, inclusi i reperti della Pietra.

Oggi, le collezioni paleontologiche più importanti provenienti dalla Pietra di Bismantova sono conservate presso il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia. Qui è possibile ammirare reperti di grandi vertebrati marini, come i denti di Megalodonte, e le serie storiche di invertebrati che documentano la ricchezza della fauna miocenica.

Il sito stesso è riconosciuto come un geosito di importanza regionale e fa parte della Rete Natura 2000. Un sentiero geo-paleontologico dedicato permette ai visitatori di osservare direttamente in parete le tracce fossili, offrendo un'esperienza didattica unica e promuovendo la consapevolezza sull'importanza del patrimonio geologico e paleontologico del territorio.

bismantova miocene

Una eredità spesso poco nota

La fauna fossile della Pietra di Bismantova rappresenta una finestra preziosa su un passato geologico lontano, rivelando un ecosistema marino tropicale che un tempo fioriva nell'attuale Appennino Emiliano.

Lo studio di questi fossili non solo arricchisce la nostra conoscenza della biodiversità passata, ma fornisce anche dati cruciali per comprendere le dinamiche paleoambientali e i cambiamenti climatici che hanno modellato il nostro pianeta.

La Pietra di Bismantova continua a essere un sito di grande interesse scientifico e didattico, un monumento naturale che racconta una storia millenaria incisa nella roccia.