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Un piccolo terrazzo che racconta millenni di storia: scopri come le nuove ricerche archeologiche a Campo Pianelli svelano i segreti della Pietra di Bismantova.
Scavi archeologici di Campo Pianelli 2026

A volte la storia non si nasconde sotto metri di terra, ma su un piccolo terrazzo arrampicato sul fianco di una montagna.

È quello che succede a Campo Pianelli, uno sperone di appena 2.000 metri quadrati adagiato sul versante nord-est della Pietra di Bismantova.

Nell'estate del 2026, una nuova campagna di scavo guidata dall'Università di Bologna, con Claudio Cavazzuti e Iames Tirabassi, ha riportato gli archeologi sul campo, dimostrando come questo minuscolo pezzo di terra continui a raccontare storie inaspettate.

Non è la prima volta che la Pietra di Bismantova restituisce i suoi segreti.

A capire per primo che qui ci fosse qualcosa di straordinario fu, alla fine dell'Ottocento, don Gaetano Chierici, un sacerdote e studioso visionario a cui dobbiamo la nascita del Museo Archeologico di Reggio Emilia.

Dopo di lui sono arrivati gli scavi degli anni Settanta e le indagini del 2012. Una stratigrafia antica, ricchissima: dalle prime tracce di vita alla fine dell'Età del Rame fino ai passaggi in epoca etrusca.

Ma gli scavi più recenti hanno aggiunto dettagli preziosi, svelando non solo chi ha vissuto qui, ma come le persone abbiano letteralmente plasmato questo spazio roccioso per renderlo una casa.

La sistemazione del pianoro (circa 2350 a.C.)

In origine, il terreno di Campo Pianelli era un disastro di spaccature e macigni rovinati a valle dalla Pietra durante la fine dell'ultima era glaciale.

Più di quattro mila anni fa, le popolazioni della fine dell'Età del Rame decisero che quel luogo valeva la pena di essere sistemato.

Con pazienza, riempirono buchi e crepe spandendo ciottoli e pietrame fino a ottenere un piazzale piano e stabile.

A testimoniare questo primo e faticoso cantiere rimangono una manciata di ricordi: frammenti di ceramica campaniforme e un pugnale in selce finemente lavorato.

La vita nel Bronzo: muri, case e un incendio (1500 – 1200 a.C.)

È però nell'Età del Bronzo che il sito diventa un vero e proprio insediamento organizzato, ben strutturato a partire dal 1350 a.C.

Per sfruttare al meglio il versante meridionale, più scosceso, gli abitanti costruirono solidi muri di terrazzamento a secco.

Al centro del pianoro sorgeva un'abitazione in legno e paglia. Gli scavi ne hanno scoperto i resti, segnati dalle tracce di un antico incendio che ne decretò la fine.

Attorno alla capanna sono emersi centinaia di oggetti della vita di tutti i giorni:

Quantità enormi di ceramica, usata per cucinare e conservare le scorte.

Utensili in metallo e oggetti intagliati nell'osso o nel corno.

Resti ossei di animali, quello che rimane dei pasti di una comunità viva e operosa.

Seguirà poi, tra il 1050 e il 950 a.C. (nel Bronzo finale), la fase della necropoli, già ampiamente documentata dalle indagini del passato.

Il ritorno in età etrusca (VI – IV secolo a.C.)

Secoli dopo, durante l'epoca etrusca, altre persone tornarono a vivere su questo terrazzo.

Gli archeologi hanno individuato le fondamenta di un nuovo edificio che va a "tagliare" proprio i depositi dell'Età del Bronzo sottostanti.

I reperti di questa fase mostrano quanto Campo Pianelli fosse un punto d'incontro culturale: accanto alle ceramiche etrusche, i manufatti in bronzo mostrano chiare influenze con la Cultura di Golasecca (area lombardo-piemontese) e con le popolazioni della Liguria occidentale.

La Pietra di Bismantova non era quindi un semplice massiccio isolato o una meta di passaggio, ma un punto di riferimento vissuto e trasformato per millenni.

Per chi vuole vedere da vicino questi racconti di terra e pietra, durante i giorni della Fiera di San Michele è allestito uno stand interamente dedicato alle ultime scoperte.