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Esplorando i Suicidi alla Pietra di Bismantova: Comprendere le Cause e Affrontare la Sfida. Scopri come trasformare questo luogo in un simbolo di rinascita.
Angelo e Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova è diventata tristemente nota agli aspiranti suicidi che spesso la scelgono come meta per porre fine alla loro sofferenza esistenziale.

La Pietra, un'imponente formazione rocciosa situata nelle colline dell'Appennino emiliano, è da lungo tempo una meta ambita per gli appassionati di escursionismo, scalata e amanti della natura.

Tuttavia, dietro la sua bellezza naturale si nasconde un lato triste ed oscuro: negli anni, la Pietra di Bismantova è stata teatro di numerosi suicidi, gettando un'ombra sulla sua reputazione come luogo di tranquillità e serenità. Questo articolo si propone di esaminare da vicino questa preoccupante realtà, cercando di comprendere le ragioni dietro tali tragici eventi e affrontando il dibattito su come affrontare il problema.

La Pietra di Bismantova e la Sua Attrattiva

La Pietra di Bismantova è una maestosa formazione rocciosa alta oltre 1.000 metri, situata in provincia di Reggio Emilia, in Italia. La sua particolare conformazione, con pareti verticali e cime panoramiche, l'ha resa una destinazione popolare per gli escursionisti, gli amanti dell'arrampicata e gli artisti. L'area circostante è caratterizzata da una varietà di flora e fauna, offrendo un ambiente naturale unico per coloro che cercano una fuga dalla vita urbana e una connessione con la natura.

L'Oscura Realtà dei Suicidi

Nonostante la bellezza e la serenità che sembrano pervadere la Pietra, questo luogo è stato colpito da un numero significativo di suicidi nel corso degli anni. Questi eventi tragici hanno sconvolto la comunità locale e gettato una luce oscura sulla destinazione.

Molte delle persone che hanno posto fine alla propria vita provenivano anche da luoghi distanti e certamente hanno fatto una ricerca per arrivare a scegliere la Pietra come meta finale per il loro viaggio terreno.

Gli esperti in campo psicologico e sociale cercano di comprendere le ragioni dietro tali atti, che spesso coinvolgono persone di diverse età e provenienze.

Fattori Contribuenti

Molti fattori possono contribuire al fenomeno dei suicidi alla Pietra di Bismantova. Tra questi:

  1. Isolamento Sociale: La solitudine può giocare un ruolo significativo nei comportamenti suicidi. Le persone che si sentono isolate o non supportate nella loro rete sociale potrebbero essere maggiormente inclini a cercare luoghi remoti come la Pietra di Bismantova per attuare i propri propositi.

  2. Attrazione della Morte: Alcune persone potrebbero essere attratte dalla drammaticità e dalla finalità della morte. I luoghi scoscesi e imponenti come la Pietra di Bismantova possono sembrare adatti a tali intenti.
    Il pensiero della morte non è necessariamente un male, forse lo è di più la rimozione della morte a cui assistiamo nella società contemporanea. Pensare alla morte non significa esserne attratti, al contrario significa saper vivere al meglio il poco tempo che ci è riservato su questa terra. Pensare alla morte è, in un certo senso, una forma di prevenzione che ci allontana dal mettere fine alla vita. Come diceva Emile Cioran: "Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l'idea del suicidio, mi sarei ucciso subito". Cioran morì di vecchiaia e si può dire che fu proprio il costante pensiero della morte a salvarlo.
    Ovviamente ogni caso è a sé e quando il pensiero della morte diventa patologico, ossessivo e morboso, come nei casi di depressione, allora esso può senz'altro contribuire ad un intento suicida.

  3. Malattie Mentali: Disturbi psicologici come la depressione, l'ansia e il disturbo bipolare possono aumentare il rischio di suicidio. La Pietra, anche in questo caso, potrebbe rappresentare un luogo dove queste persone cercano di dare sfogo al loro dolore.

  4. Effetto di Imitazione: In alcuni casi, i suicidi precedenti possono influenzare le decisioni di altri individui vulnerabili. Questo fenomeno, noto come "effetto Werther", potrebbe contribuire alla serie di suicidi in un determinato luogo. Negli ultimi anni si è cercato di dare sempre minore copertura mediatica a questi tristi eventi, nella consapevolezza che l'effetto di imitazione potrebbe attirare altri potenziali suicidi in questo luogo.

Si possono rilevare elementi comuni alla base del gesto?

Dall'analisi dei casi documentati emergono alcuni elementi comuni che aiutano a comprendere il fenomeno, pur nella sua complessità e unicità di ogni singola storia.

In realtà, però, questi elementi non possono considerarsi fattori statistici, nel qual caso si potrebbero attivare, o cercare di attivare, delle azioni mirate di prevenzione.

Prevalenza di giovani adulti

La maggior parte delle vittime identificate aveva un'età compresa tra i 21 e i 34 anni. Questo dato è in linea con la triste definizione della Pietra come luogo scelto da "molti giovani".

Il ruolo di eventi scatenanti acuti

In diversi casi, il suicidio è stato preceduto da un evento traumatico recente che ha agito da fattore scatenante su un disagio preesistente. Questo lascia pensare che, in molti casi, il gesto sia un gesto di impulso, dove la persona non abbia trovato in sè e negli altri i mezzi per far fronte a una situazione diventata soverchiante e apparentemente senza via di uscita.

Disagio psichico e depressione

In assenza di un evento scatenante evidente, le cronache citano spesso una sofferenza interiore profonda e duratura. In alcuni casi i giornali parlano esplicitamente di una "forte depressione", in altri casi si menzionano "disturbi psichici". Questo suggerisce che la Pietra diventa la meta finale per chi convive da tempo con un dolore psichico non risolto.

Una componente di "ricerca" e attrazione per il luogo

Un elemento distintivo è che molte vittime non risiedevano a Castelnovo ne' Monti, provenivano da Reggio Emilia, Piacenza, Venezia, Bologna, Napoli.

Questo indica che la Pietra non è solo un luogo di passaggio, ma una meta scelta consapevolmente. Come osserva un'analisi locale, "molte delle persone che hanno posto fine alla propria vita provenivano anche da luoghi distanti e certamente hanno fatto una ricerca per arrivare a scegliere la Pietra come meta finale".

La sua combinazione di isolamento, bellezza paesaggistica e notorietà la rende un luogo con un forte richiamo simbolico per chi cerca un gesto definitivo.

Un possibile effetto di emulazione

La notorietà della Pietra come "luogo dei suicidi" potrebbe aver giocato un ruolo di contagio sociale, ne ho scritto sopra a proposito dell'"effetto Werther".

La scelta dello stesso luogo da parte di persone diverse, in anni diversi, suggerisce che la Pietra sia entrata nell'immaginario collettivo come il posto dove "si va" per compiere quel gesto estremo.

Affrontare la Situazione

La lotta contro i suicidi alla Pietra di Bismantova richiede un approccio olistico che coinvolga diverse parti interessate:

  1. Consapevolezza e Prevenzione: Creare consapevolezza sui rischi e sull'importanza della salute mentale può contribuire a prevenire i suicidi. Campagne informative, servizi di supporto psicologico e linee di aiuto possono aiutare coloro che si trovano in situazioni difficili.

  2. Presenza di Sicurezza: Migliorare la sicurezza nella zona può dissuadere le persone dal cercare di attuare comportamenti suicidi. Nel tempo sono state proposte diverse idee come recinzioni, cartelli di prevenzione e sorveglianza al fine di fare desistere chi fosse intenzionato a compiere un gesto estremo.
    Alcune soluzioni, come quelle di recintare il pianoro sommitale sono state scartate perché significherebbe deturpare un monumento naturale e, probabilmente, attirare ancor più l'attenzione su di esso come potenziale luogo da cui gettarsi. Inoltre non sarebbe certamente una recinzione, abbastanza facilmente scavalcabile, a far desistere chi ha maturato dentro di sé l'idea di compiere un gesto insano ed estremo.

  3. Supporto Sociale: Creare una comunità di supporto può aiutare le persone vulnerabili a sentirsi meno isolate e più inclini a cercare aiuto quando ne hanno bisogno. Quando ancora il monastero accanto al Santuario della Pietra era occupato dai monaci benedettini, aleggiava un senso di spiritualità che, forse, rendeva meno inclini le persone a compiere tali gesti, oltre al fatto che spesso i monaci erano un punto di appoggio e di ascolto per le persone.

  4. Ricerca e Comprensione: Approfondire la ricerca sulla relazione tra la geografia e i suicidi può aiutare a identificare i fattori di rischio specifici associati alla Pietra di Bismantova.

Prospettive per il futuro: ripensare la morte

La triste realtà dei suicidi alla Pietra di Bismantova getta un'ombra su un luogo altrimenti affascinante e pacifico.

Affrontare questa situazione richiede un impegno collettivo per la prevenzione, il sostegno e la comprensione. Solo attraverso uno sforzo congiunto delle autorità locali, degli esperti in campo di salute mentale e della comunità in generale, si potrà sperare di trasformare la Pietra di Bismantova in un luogo di vera bellezza e serenità.

Ma al tempo stesso la morte deve tornare a fare capolino nel dibattito pubblico, bisogna tornare a parlare della morte per evitare l'angoscia della vita. 

Il filosofo Martin Heidegger distingue la paura, che ha un oggetto, dall’angoscia, che è uno stato d’animo senza oggetto determinato.

L’angoscia rivela la nostra finitezza, il nostro “essere-per-la-morte”. Se la morte viene rimossa dal discorso pubblico, l’angoscia non scompare: si diffonde, si maschera, si somatizza. Diventa:

  • ansia cronica,
  • attacchi di panico,
  • ipocondria,
  • burnout,
  • depressione,
  • iperattività compulsiva,
  • ossessione per la salute, la giovinezza, la performance.

In altre parole: più la morte è occultata, più la vita diventa angosciosa, perché manca una cornice simbolica entro cui collocare la nostra finitezza.

C’è un paradosso evidente: la morte è ovunque nei media, guerre, incidenti, cronaca, serie tv... ma è sempre la morte degli altri, anonima, lontana, consumabile.

La propria morte, invece, resta indicibile. Questa scissione produce cinismo, assuefazione e, insieme, un profondo senso di vuoto. La morte entra nel discorso pubblico solo come spettacolo o come scandalo, non come dimensione integrante del nostro essere umani mortali.

Persino la morte dei propri cari viene spesso "medicalizzata", si muore in ospedale, circondati da flebo e camici bianchi, non più a casa. Tutto viene reso "pulito", asettico, come una pratica da sbrigare in fretta.

Non siamo più abituati a pensare alla morte, a guardarla "negli occhi", e questo nasconderla alla vista e ai pensieri non equivale ad annullarla ma, al contrario, a farla radicare nel nostro inconscio ad alimentare la nostra angoscia.

Per questo, secondo Heidegger, rimuovere la morte significa vivere inautenticamente, dispersi nel “si dice”, nel “si fa”, nel conformismo.

In parole semplici: “essere-per-la-morte” significa vivere sapendo di dover morire.

Non vuol dire pensare sempre alla morte, desiderarla o essere morbosi. Vuol dire smettere di fingere che non ci riguardi e lasciare che questa consapevolezza dia forma alla propria vita.

Riconoscere la morte non toglie vita: la rende più preziosa, più consapevole, meno angosciante.

Chiunque abbia maturato l'idea di porre termine alla propria vita è invitato a contattare il
Telefono Amico Italia, tutti i giorni dalle 10 alle 24.00 al numero di telefono 02 2327 2327